Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente è la dimensione del quadrante solare ad ore Italiche, circa 13 metri quadrati e mezzo, più grande cioè di altre famose meridiane celebri per le loro dimensioni: da quella sulla terra campanaria dalla Cattedrale di Asti, a quella del Duomo di Chiasso, a quella della Chiesa della Madonnina di Legnano.
Tutti gli esperti che l'hanno esaminata concordano nel considerarla opera realizzata da un valente gnomonista verso la fine del Seicento, in un periodo d'oro per lo sviluppo della scienza gnomonica.
Quattro secoli fa lo scorrere del tempo era segnato dalle cosiddette ore Italiche: il giorno come oggi era suddiviso in 24 ore uguali, ma la fine e l'inizio del successivo venivano fissati non dalla mezzanotte ma dal tramonto del sole, secondo la tradizione biblica. Poiché nel corso dell'anno il momento del tramonto cambia quotidianamente con il mutare delle stagioni, il confronto con le nostre ore di oggi diventa quanto mai laborioso.
La meridiana di Quarta Sotto, dato il suo orientamento, segna le ore Italiche dalla 15a alla 24a. in questo tipo di meridiana si legge l'ora segnata dall'ombra della sola punta dello stilo dello gnomone. Vi è poi la "linea meridiana", quasi verticale, che serve ad individuare, in ogni giorno dell'anno, il momento in cui il sole raggiunge ed attraversa il suo culmine in cielo, cioè il mezzogiorno. Un'altra linea sulla meridiana quarnese è la "retta o linea equinoziale" seguendo la quale nei giorni degli equinozi l'ombra della punta dello gnomone scorre segnando le ore al punto d'incrocio tra questa retta e le linee delle ore poiché la meridiana può anche servire da calendario, per indicare certe date o ricorrenze particolari.
Troviamo poi uno dei misteri da chiarire sulla meridiana: una griglia grafica di linee parallele quanto mai rare, presumibilmente con funzioni di calendario.
Se la meridiana quarnese è indubbiamente un risultato di intelligenza e di perizia, con valore storico-scientifico, bisogna anche dire che è altresì frutto di buon gusto, quanto mai significativa ed affascinante come soluzione estetica, sia dal punto di vista pittorico - perché venne dipinta da mano capace - sia da quello contenutistico. Il grande affresco raffigura un arcano fantastico animale poliforme, alchemico più che mitologico si direbbe. A prima vista un grifone con le ali spiegate ma sopra un corpo ed una coda di drago. Sorprendentemente la testa d'aquila, il rapace becco chiuso, porta corna d'ariete e per di più un unicorno da rinoceronte che s'allunga dietro la nuca. Lo gnomone è infilzato nel collo. Una figura così misteriosa e così composita non ha solo funzione decorativa, ma ha sicuramente un recondito significato simbolico.